Le aziende certificate

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Sati Bibò cashmere

.Sabrina Carbone, designer delle borse Sati Bibò e titolare della omonima azienda di recentissima costituzione con sede a Castiglione del Lago, ha offerto dunque, applicando il suo originale concetto di “Interchangeable Style”, la possibilità a tutte le donne di dare libero sfogo alla propria personalità, seguendo istintivamente la dinamica dei pensieri e delle sensazioni del momento, con la certezza di essere sempre al posto giusto nel momento giusto e con la borsa giusta. Nella realizzazione degli accessori e dei vari elementi a corredo, da lei stessa disegnati, Sabrina può contare sulla collaborazione di artigiani umbri di grande valore, ed è alla continua ricerca di artisti che con le loro tecniche di lavorazione le consentano di accrescere la varietà di “cover” da applicare alle “basi”, utilizzando materiali preziosi tra cui pelle e pellicce, tessuti, filati, cashmere.

Sia le cover che le basi sono tutte eseguite con procedimenti scrupolosamente manuali. Le cover in cashmere ed altri ricercati filati vengono lavorate ai ferri, ad uncinetto e a forcella, a punto pelliccia, conchiglia, nocciola, treccia. Per quelle in pelliccia, i tipi di lavorazione consistono nell’olivettatura, inchiodatura e adesivatura, taglio ed inserimento dei materiali alternati come camoscio e velluti, seconda inchiodatura, taglio a modello e montaggio con passafino, fodera in raso e passamaneria. Infine per le cover in tessuto, dopo aver effettuato il cartamodello e la prima prova di montaggio per la difettatura, si procede con la messa a punto del cartamodello, il taglio del tessuto e la cucitura.

Sono dunque le mani di provetti artigiani a trasformare l’idea originaria del designer in tante “creature” favolose, ornate di fiori, fregi, rilievi e intarsi, simili a trine leggere così da sembrare come sospese nel sogno e imprigionate nelle maglie del desiderio. Oggetto del desiderio esse stesse per donne dei nostri giorni. E non è un caso forse che il laboratorio di Sabrina si affacci sulle sponde del lago Trasimeno, quasi a guardia della tradizione - sia pure ampiamente rinnovata con metodi e scopi diversi ed una gamma di differenti materiali - legata a quella tecnica dei pizzi d’Irlanda e dei merletti lavorati a tombolo, introdotta dalla marchesa Guglielmi nello scorcio del secolo XIX tra le donne dell’isola Maggiore e che si perpetua ancora adesso. 

Partenza da: Indicazioni stradali

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